
Amo i computer. Li amo perché li trovo zelanti ed affidabili, perché so che – nei loro limiti – faranno tutto ciò che possono per assecondare la mia volontà. Differentemente dalle persone, essi non mi deludono né mi feriscono.
Si può dire che amo i computer come certe donne amano i cani: non per un sincero amore verso i cani, ma per risentimento verso gli uomini.
Appartengo alla generazione che ha visto nascere internet. A dodici anni avevo lo Spectrum, un computer scarafaggio che molti adolescenti degli anni ’80 ricordano. Da allora ho avuto familiarità con il mezzo. Per mio padre ero il giovane depositario di un sapere a lui inaccessibile. E questa immagine del figlio che dispone a vent’anni di un sapere precluso a suo padre rappresenta per me il concetto stesso di “modernità”: una conoscenza che la generazione precedente rifiuta.
Posso dire con orgoglio che il passaggio dalle radio a transistor con custodia in pelle al world wide web è avvenuto interamente nella mia generazione. Sotto i miei occhi.
Ora, a 37 anni, il vecchietto sono io.
Il mio cellulare sta diventando troppo complesso perché ne sfrutti appieno il potenziale, e gli attuali dodicenni mi scandalizzano.
Sopra ogni cosa provo una atroce malinconia quando vedo che per loro tutto questo è scontato. So che è naturale. Anch’ io da piccolo davo per scontato che in casa ci fosse l’acqua corrente. Ma lasciatemelo dire: ogni volta che cliccano e trovano la risposta alla loro domanda io ci patisco.
Ma come? Soffermatevi un attimo a contemplare la smarginata libertà di cui vi è fatto dono!
Prendiamo ad esempio youtube.
Chiunque al mondo può mettere in rete filmati di qualunque genere.
Questa semplice constatazione merita un posto nella Dichiarazione dei Diritti Umani.
Da qui si irradia un infinito scenario di possibilità. Vi piace un artista? Digitate il suo nome e troverete i suoi video, i video dei suoi fans, i video di musicisti che spiegano come suonare quella canzone che vi piace. Quando avevo 16 anni, nell’86, andavamo pazzi per gli Iron Maiden. Tutto quello che avevamo erano le copertine dei dischi (quelli di vinile). I videoclip non esistevano, e se esistevano non arrivavano sino a noi. Un giorno un amico tornò da Londra con una videocassetta. Ci riunimmo e guardammo quel concerto come fosse una apparizione divina.
Ricordo ancora quel pomeriggio, la gioia di vedere finalmente gli Iron Maiden: cinque capelloni d’oltremanica metallari che più non si può. Ma noi li amavamo. Anche grazie a quella distanza.
Per questo come ogni vecchietto levo al cielo il mio indice e vi ammonisco.
Ciò che avete davanti è un mare di possibilità. E nei mari ci si perde.
Volete una prova? Navigate su youtube in modalità warp.
La modalità warp di youtube è un ottimo esempio di come tutta questa libertà rischia di disperdere completamente la vostra attenzione.
È tipico dei vecchietti lanciarsi in interminabili filippiche contro le libertà acquisite dai giovani. Capirete quindi che vorrei astenermi. Ma per quanto mi sforzi di essere lucido e moderno, devo ammettere che forse la distanza dalla musica che amavo mi ha stimolato a suonare la chitarra, e così ho imparato a suonare: anche grazie a ciò che mi veniva negato. Se una cosa è raggiungibile con facilità, può diventare meno intrigante e preziosa. Così la vostra libertà può diventare pigrizia. Non lasciate che questo accada.
Youtube (come internet, la scienza e la dinamite) non è altro che un mezzo. Un mezzo benedetto. Ma i filmati dei pestaggi messi in rete dimostrano che i giovani corrono un rischio: quello di una modernità in cui il mezzo giustifica il fine. A ognuno la modernità che si merita? Per quanto mi riguarda ringrazio il progresso: digitando “iron maiden” su youtube appaiono 50000 filmati. Metallari si nasce!
approvo…io ho 33 anni e mi sono tolta certe soddisfazioni con internet…se avessi avuto accesso a sapere tutto e subito su europe,guns&roses,vasco,ginopaoli’deandrè,rollingstones…forse, non li avrei amati così tanto e nemmeno idealizzati, adesso però non è che li amo di meno, li ho umanizzati e consumati…via etere ovviamente…
Ciao Fabri. Come va? Io Sempre in giro come l’acqua nei tubi. Mi dividerò tra Kiev e New York, New Deli e New …affankulo. Ci sentiamo Ciao.