Italia Brasile sola andata (2004)

Abbiamo cominciato a registrare il 4 novembre, il cielo di Milano stava covando un temporale molto serio. Questa è la foto della vista dalla finestra dello studio.

Vista dalla vinestra dello studio

È stata scattata alle 15, quindi quella che vedete non è la luce del tramonto, ma quella rarissima luce gialla che lascia presagire tempeste che hanno una certa credibilità professionale e una reputazione da difendere, insomma ci tengono.

Stefano MarianiLo studio è il Noise Factory di Milano. È un bel posto. Soprattutto quando al mixer c’è Stefano Mariani. Stefano meriterebbe un saggio a parte.
È uno dei più giovani e antipatici fonici a livello mondiale. Quando si alza di buon umore, Stea ha quella istintiva simpatia che solo gli orsi grizzly riescono a raggiungere dopo due settimane di digiuno. È bello registrare con lui, perché ti fa subito sentire a casa tua, se casa tua è situata nella striscia di Gaza.
Stefano mette subito in chiaro che l’artista in studio è IL RE, con frasi quali “se tocchi ancora il mixer ti spacco la faccia. Vai di là e cerca di andare a tempo.”

Dico queste cose di Stea perché è mio amico, e lui si comporta così perché vuole farti pesare che è bravo. Io lo capisco: in questi anni avrò lavorato con almeno cinquecento fonici, e posso garantire che la maggior parte di loro non ha la più pallida idea di come fare il proprio lavoro. Stefano invece è bravissimo. Sa registrare bene alla fonte, sa mixare, e sa usare il computer ad una velocità tale da umiliarlo. Si mormora che la Apple abbia assunto un sicario per toglierlo di mezzo.
Quindi ho insistito per averlo in squadra, anche perché secondo me era la persona giusta per dare il massimo: avevamo dieci giorni per registrare quasi venti pezzi, e se al mixer c’è la persona sbagliata viene fuori una camurria improponibile. Per questo ho scelto Stea. Dopo una iniziale antipatia, comunque, lui si è lasciato coinvolgere dal progetto, diventando per magia del tutto insopportabile. La prima cosa a farlo incazzare selvaggiamente è stato il metodo di lavorazione.

Il Metodo di lavorazione.
Questo era il centro focale del disco: un disco di Giginho. Le canzoni che dovevamo registrare avevano sempre vissuto di solo palco. Le avevo suonate da solo per anni, e vedendole in scena la gente sentiva la mia voce, la mia chitarra, e vedeva la mia faccia.
Il problema, con un cd, è che nell’ascolto la tua faccia non c’è, e diciassette pezzi di sola chitarra e voce possono annoiare. Quindi bisognava mettere qualcosa in più, che fosse connaturale alla musica, ma che non rovinasse la struttura narrativa. Abbellire se possibile, senza appesantire.
Per di più, quasi tutte le canzoni del disco sono complesse, armonicamente e tecnicamente, le ho composte a orecchio, come mi venivano. Senza avere una idea precisa “da musicista”.

Questo è il centro della questione: quando vai in studio con dei musicisti, rischi di fare della musica davvero. Quando fai delle figate musicali, ci vuole niente a perdere di vista il fatto che stai registrando un disco comico.

Anche per questo è stato giusto fare tutto in dieci giorni. Per non avere il tempo di fare i fighi. Le canzoni stavano in piedi da sole, adesso andavano vestite, ma non troppo. Tutto il resto è superfluo.
Così mi sono presentato al primo giorno di registrazione con le idee molto chiare, ma senza alcuna pre-produzione. Per riuscire a tenere tutto assieme, e indirizzare i musicisti verso l’obiettivo, avevo bisogno di uno che di musica ne sa più di me.

Fabio MaggioniQuest’uomo è Fabio Maggioni, bassista. Lui ha seguito insieme a me gli arrangiamenti e la cosiddetta “direzione artistica”.
Fabio, detto “il Testa”, è mancino come me. Ed è una persona intelligente. Suona il basso divinamente e ama la musica. Lo conosco da una vita e so che nella sua saggezza egli lavora per l’opera. È un amico e un grande professionista. Non perde di vista il contesto, sa bene dove dobbiamo andare, e capisce in un secondo se una cosa “ci sta” o no. Se è utile o è un di più. Spesso non gli devo nemmeno dire le cose, ha il mio stesso punto di vista. E poi si lavora bene: ridendo. Con lui sapevo che avrei registrato questo disco divertendomi. Inoltre è in grado di interagire con Stefano, usa con eleganza il lanciafiamme. E poi alle sue rimostranze ha risposto sempre “Non ti preoccupare. È l’ultimo dei problemi”.

Questa frase è diventata il tormentone di tutta la session. Al punto che pensavamo di intitolare il disco così. Se vendiamo cinquemila copie faccio delle magliette, ignifughe, così ne do una al Mariani.
Nelle prime due giornate, mentre fuori pioveva, abbiamo registrato tutte le chitarre, suonate da me, su di un metronomo. Registrare a metronomo è difficile! Ma se lo fai poi gli altri musicisti possono suonarci sopra. Pertanto è fondamentale.
Sorprendentemente, ci sono riuscito.

Giovanni GiorgiIl giorno dopo è arrivato Giovanni Giorgi, batterista scelto dal Testa, non lo conoscevo di persona. Ma il bello di lavora col Testa, come ho già detto, è che mi posso fidare ciecamente di lui. Infatti il Giorgi è arrivato, ha montato la batteria, ha ascoltato i pezzi e quello che avevamo da dirgli, e poi in un piano sequenza hitchcockiano ha registrato tutte le batterie in due giorni. Azzeccando lo spirito. Che sballo.
Dopo di lui è arrivato in studio Sandro De Bellis, percussionista. Sandro è fra i più quotati percussionisti d’Italia, ed è bello vederlo suonare.

Sandro De BellisA parte il numero esorbitante di oggetti e cazzilli che è in grado di estrarre dalla borsa, riesce a separare i propri arti suonando tempi diversi con una mano e con l’altra e coi piedi, e con la testa. Più che un percussionista è un supereroe. Anche lui ha capito tutto subito, e mentre io mi facevo l’influenza con trentanove di febbre e pastiglie di vario genere, lui dall’altra parte del vetro ha messo sul disco tutte le cabase, i jijiji, i cococò, i tamburelli, il surdo, e tutte le altre cose che si sentono appena ma danno colore, se ascoltate il disco potete giocare a contare tutto quello che ha suonato.
Dopo tutto questo, il Testa ha messo giù i bassi, e abbiamo registrato le voci: cercando di far prevalere la spontaneità rispetto alla fredda esattezza.

Il risultato mi piace. È un disco comico, ma c’è la musica, a volte è spinto, a volte c’è addirittura un filo di poesia. Per me è un traguardo. Come tirare le somme di tante serate, di tanti viaggi, infiniti chilometri, alberghi, camerini, luci ed applausi. E tutta la gente che ho visto ridere, tutte le mani che ho stretto.

Spesso qualcuno mi chiedeva “Ma c’è un disco di queste cose?” Rispondevo che prima o poi l’avrei fatto. Eccolo qua.

I musicisti di Italia Brasile sola andata

7 risposte a Italia Brasile sola andata (2004)

  1. Varrebbe la pena di comprarlo già solo sapendo con che spirito è stato fatto.

    E’ possibile ordinarlo su internet?

  2. razza di anacronistici nostalgici nevralgici. la domanda esatta è “dove si scarica dove?” ma vi devo spiegarVi tutto io?

    cosa? non avrei doveSSI chiederlo? sorri, nau is tuu leit…

  3. ai beck iour pardon: “avere il commento in coda di moderazione” è una cosa grave?

  4. Il disco l’ho sentito ed è bellissimo,perchè le basi sono tutte canzoni note di samba e bossanova,come The girl from Ipanema e Aguas de Maco del grande Tom Jobim…I LOVE BOSSANOVA AND SAMBA!

  5. non vorrei sbagliarmi ma a giudicare dalle foto sembrano mancini anche i due percussionisti
    (“musica sinistra”)

  6. Sie Forte Man!Ilsnesodll’umorismo è la prima cosa …Yeah!
    Grazie per quello che scrivi!
    Un abbraccio

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