1: siete musicisti? Scrivete canzoni? Il vostro sogno è vincere il Grammy Award?
Allora questa rubrica è per voi. E chi sono io per darvi consigli? Estraggo le mie credenziali. Come numerose anime inquiete sono un musicista. Fin qui nulla di più frequente. Di meno frequente ho registrato un cd con una multinazionale discografica. Il mio disco è stato tradotto e pubblicato in 11 nazioni. Se avete una antenna satellitare, può capitarvi di vedermi cantare in spagnolo sulla mtv del Sud America. Ho suonato nei club di Genova, al Premio Tenco, in un numero esorbitante di teatri, radio, televisioni, dirette RAI e Fininvest, in giro per tutta l’Italia, l’America del Sud e del Nord. Ho vissuto e suonato a Nashville per un po’. Ho scritto almeno una decina di canzoni con persone che hanno veramente vinto uno o più Grammy Awards.
Adesso non state a chiedervi chi sono: il mio nome non vi direbbe niente.
Questo giusto nel caso pensiate che, una volta firmato un contratto discografico, il più è fatto.Se siete artisti, o più probabilmente siete convinti di essere artisti, vi sarete accorti della assoluta solitudine in cui vi trovate se decidete di farvi largo. Suonare nel locale sotto casa si può (soprattutto se non avete l’assurda pretesa di essere pagati), ma fuori dal giro piccolo è buio.
La sensazione che avete è che tutte le porte siano sbarrate.
La sensazione che avete è corretta.
Le entrate sono sbarrate. Ma se guardate su, ci sono anche delle mitragliatrici.La ragione principale per cui i pezzi grossi delle case discografiche sono irraggiungibili è la seguente: la stragrande maggioranza degli aspiranti artisti, convinti di essere geni incompresi, è formata da mediocri. I dischi non si vendono. La richiesta è poca, l’offerta è immensa. Per questo il mio primo articolo di consigli “verso la strada del successo” vuole insegnarvi a selezionare alla base. Se cento persone leggono questo articolo, cento artisti sulla via del successo, è probabile che almeno novanta di loro si stiano, sfortunatamente, sopravvalutando. (e hanno tutta la mia solidarietà, la mia carriera dimostra che rientro anche io nel gruppo…) Fatevi un bell’esame di coscienza.
Se avete superato l’esame di coscienza (Ehi! Avevo detto che novanta di voi… vabbé…) peggio per voi. Lo scenario che vi attende è apocalittico. Ma non perdetevi d’animo. Se siete bravi, qualcosa succederà. Se non succede mai niente, vuol dire che non siete bravi, almeno non abbastanza.
2: l contratto – Nel suo libro Bluff your Way in the Rock Business David Knopfler dice: “Non è necessario alcun talento particolare per diventare un artista contrattualizzato. L’unica cosa necessaria è un contratto discografico. Sfortunatamente, un vero contratto discografico (uno che veramente ti assicuri che registrerai dei dischi ed essi verranno distribuiti nel mondo) capita molto di rado. Comunque una volta conseguito “Il Contratto”, sarai arrivato oltre il primo grande ostacolo, sulla via che ti porterà alla perdita di ogni illusione riguardo alla cosa che probabilmente ti ha condotto in questa industria: -l’unica di cui nessuno in effetti sa niente- la musica.”
Le case discografiche variano da uno scantinato in periferia, dove un bassista ha venduto le sue chitarre e adesso se la tira da grande guru della musica, ai giganti mondiali come la Warner, capaci di gestire in scioltezza indebitamenti che fanno impallidire le nazioni occidentali, e che – qualcuno potrebbe dire – fanno sembrare il governo degli Stati Uniti un esempio di cristallina onestà.”
Il contratto. Se non avete un contratto appartenete al 99%: coloro che vorrebbero fare musica. Ci sono delle cose da tenere presente, se volete cercarlo ed ottenerlo, se volete entrare nell’1% che la musica la fa. Presentarsi alla casa discografica non servirà. Mandare la propria cassetta, assolutamente non servirà. Il vostro amico che conosce un amico del manager di Antonacci, non servirà. Non contattate gli artisti: non possono fare nulla. (la prova è che spesso hanno dei figli nel business, se potessero farebbero qualcosa per loro!)Ancora peggio i giovani artisti. Non chiedetegli a nessun costo di aiutarvi portando cassette. Non hanno nulla da guadagnarci, stanno cominciando a ritagliarsi un piccolo spazio e hanno sufficienti problemi a farsi considerare. Non hanno tempo per voi. Tutt’al più seguiteli, complimentatevi, può essere utile, ma non chiedetegli di far sentire le vostre cose. Li mettereste in una posizione molto imbarazzante.
Per arrivare all’ufficio del discografico, bisogna passare per il backstage, ovvero: l’arrangiatore. Gli arrangiatori, o i produttori, sono spesso molto noti nel business, e del tutto sconosciuti al di fuori. Sono quelli che stanno dietro le quinte, e di solito conducono una vita ritirata. Sono loro i vostri referenti. Scovateli. E chiamateli, chiedendo un appuntamento e un ascolto. Forse ve lo concederanno, perché sono alla ricerca di talenti. E’ probabile che vi chiedano di inviare la cassetta, senza presentarvi. Dite che sebbene abbiate una registrazione, vorreste suonare il pezzo personalmente. Insomma insistete per avere un incontro di persona. E’ fondamentale che vi vedano così da poter valutare anche tutte le vostre doti di presenza (se non le avete tanti auguri). Non sarà sempre possibile, ma ricordate: non c’è registrazione che possa surrogare un incontro faccia a faccia. E anche se avete un demo registrato con tutti i crismi, dovete considerare che parlate con un arrangiatore, fargli sentire un DEMO finito può essere una mossa sbagliata. Vi serve comunque il demo giusto: tema della prossima lezione.
3: come fare un demo – Okay, supponiamo che abbiate deciso di provare sul serio a fare gli artisti. Supponiamo anche che abbiate un vero contatto utile nel business. Adesso dovete produrre la canzone.
Primo grande problema: quando farlo.
Tenete presente che avrete al massimo una possibilità di ascolto. Se sbagliate, il resto del vostro materiale potrà essere anche stupendo ma difficilmente verrà ascoltato. Quindi prima di agire dovete una volta di più pensare a fondo. La domanda da porvi è – questo è veramente il mio massimo? – Occhio! Potreste essere bravi ma ancora in corso di maturazione. Non buttate via delle occasioni, aspettate. Date ai discografici esclusivamente il vostro meglio.
Il meglio per un discografico è essenzialmente:
Una cosa che piace a tutti.
In grado di colpire un DJ radiofonico medio: colpirlo a tal punto da fargliela mettere in radio 6 volte al giorno senza che lo si debba pagare.
Per arrivare a tanto la vostra canzone dovrebbe per esempio avere un formato “tipo”: il ritornello deve arrivare entro un minuto dall’inizio del pezzo. La durata complessiva deve aggirarsi intorno ai tre minuti e mezzo.
Ora supponiamo che la vostra creazione corrisponda a tutto quanto sopra. Dovete registrarla? Ecco la parte più delicata. Un tempo i cantautori come Gino Paoli, Francesco Guccini e compagnia, si recavano dal discografico con la chitarra e gli suonavano il tutto. Ahahahahahahah gran bella cosa. Purtroppo non è che un ricordo.
I discografici di oggi, nel caso vi palesiate con la chitarrina, si addormenteranno sull’istante. I moderni capoccia dell’industria sono privi di qualsivoglia immaginazione. Ne consegue che dovrete presentare un prodotto finito. Un disco. Come siamo arrivati a tanto? E’ semplice: la complessità dei demo è cresciuta talmente nelle ultime due decadi, che gli addetti ai lavori hanno smesso di aver orecchio per le potenzialità di una canzone. La ascoltano finita e ragionano su quanti adolescenti la comprerebbero.
Il discorso è inverso per gli arrangiatori. Se il vostro demo è destinato ad un arrangiatore, suonate meno strumenti possibile. L’arrangiatore, contrariamente al manager, ha un approccio squisitamente musicale: ascolterà pensando a come può costruttivamente intervenire sul pezzo. Quindi:
demo per il discografico=più completo possibile
demo per l’arrangiatore=più scarno possibile
Ulteriore dritta: la possibilità di arrangiare una canzone è oggi alla portata grosso modo di chiunque. Tutti i piccoli studi di registrazione sono in grado di farvi un arrangiamento: basta un computer e qualche tastiera. Sfortunatamente molti dei proprietari di piccoli studi non sono arrangiatori. Sono dilettanti. E il loro tipico atteggiamento è “nessuno arrangia bene come noi, qui ci metto una parte di archi!”. Ma nessuno di loro è Quincy Jones. Se non state attenti vi faranno un arrangiamento pieno di cose, spesso del tutto inutili se non dannose.
Il consiglio: registrate le vostre canzoni nel modo più povero possibile e consegnatele ad un arrangiatore/produttore di quelli veri. Se sono belle lui se ne accorgerà e alla confezione provvederà personalmente. Non presentatevi dai discografici se non avete la massima sicurezza in ordine alla professionalità del vostro prodotto.

10 risposte finora ↓
Lorenzo // giugno 1, 2008 a 12:33 pm |
Beh a questo punto mi è passata la voglia…. suonerò per me…
zukk // giugno 5, 2008 a 11:15 pm |
pesanteeeeeeeeee……viene l’ansia solo a immaginarsi la scena XD e pensare che nell’immaginario comune il passo da adolescente consacrato alla musica notoriamente fancazzista e che gira con la chitarra sulla schiena, e il nuovo dio del rock risulta quasi in discesa…..se poi si aggiungono botte di culo (vedi improbabili talent scout che riconoscono in te il genio) è anche meglio ^_^
Giuse Rossetti // giugno 7, 2008 a 12:31 pm |
L’aspetto più triste di questa faccenda? Il fatto che sia vera!
Ho maturato un’opinione in merito: per un artista è di certo molto più costruttivo sbattersene di tutto e di tutti piuttosto che arrampicarsi e sperare.
Valentina // giugno 7, 2008 a 1:14 pm |
ciao io ho 15 anni e tutti mi dicono ke ho una voce stupenda e che sò cantare benissimo da un paio di anni ho anche iniziato a scrivere delle canzoni e non per vantarmi ma credo di avere tutte le caratteristiche giuste per diventare una star l’unici problema è che non sò come iniziare se puoi aiutarmi contattami strix14@hotmail.it
Enwelle // agosto 25, 2008 a 12:11 pm |
Ciao sono Elena e ho 14 anni e mezzo.
Anche io come Valentina qui sopra,scrivo csnzone.
Comunque,vorrei dire che, se non sei raccomandato non puoi fare niente.
Giusto?
Cerry // settembre 23, 2008 a 8:14 pm |
grande, bellissimo articolo, come ha detto qualcuno il dramma è che sia tutto vero XD
grazie per le dritte sui tempi della canzone, ne terrò conto!!
del resto siamo tutti disoccupati :]
giuls // aprile 24, 2009 a 6:04 pm |
E’ un bellissimo articolo e in nome della mia band farò il possibile perchè abbia successo…Terrò conto di quello che hai scritto…Grazie
Francesco // maggio 23, 2009 a 10:52 pm |
Vero, vero, vero. Meno male che da due anni questi patemi d’animo con ulcera in offerta speciale non mi toccano più. Non che ci abbia mai nutrito quelle grandi speranze…
Rox // luglio 9, 2009 a 7:55 pm |
Mi stupisco sinceramente, propio perchè la muscia al giorno d’oggi è ” diventare una rock star ” non abbiamo più la vera musica…nn metto in dubbio le ragioni per cui tu abbia scritto un articolo del genere ma mi sembra che si potrebbe farne a meno, finchè si analizza la musica in base a ” voglio essere pieno di soldi ” continueremo a sentire i Dj che dicono che suonano…
La canzone è una stella filante
che qualche volta diventa cometa
una meteora di fuoco bruciante
Però impalpabile come la seta
peter // luglio 20, 2009 a 10:50 am |
Azzeccato il senso profondo del discorso. Senti Ti posso mandare un mio demo?