Il guardone di Forte Sperone

Forte Sperone, Genova

Righi di Cebete da Flickr – Creative Commons

Il fatto: una coppia di ventenni si apparta nei pressi di forte Sperone. Lei scorge tra le frasche un luccichio, l’atmosfera si raffredda. Lui impugna un sasso e lo lancia alla cieca. Si alza un urlo, e il guardone, colpito dalla felice traiettoria della pietra, sbuca rabbioso dal cespuglio e alza le mani sui due giovani. Tutti quanti finiscono al pronto soccorso.

Trovo per lo meno singolare che un guardone passi alle vie di fatto. Innanzi tutto perché lo immagino persona contemplativa. In secondo luogo, fossi in lui, una volta scoperto cercherei di darmela a gambe.

Ma il guardone di forte Sperone non se ne è stato. Nessuno deve permettersi di tirargli una sassata, men che meno uno che potrebbe essere suo figlio. Quanto coraggio. Magari gli hanno rovinato il binocolo, uno di quei modelli usati dalle forze militari d’assalto e dai bavosi di Quezzi.

Se esistesse un albo internazionale dei guardoni, quelli genovesi dovrebbero fruire di un particolare indennizzo da parte della categoria, vista la perizia necessaria a trovare qualcosa da guardare in una regione con la natalità più bassa della galassia. Il guardone del Righi ha i nervi a fior di pelle, non c’è selvaggina. Per questo una volta avvistata la preda è inaccettabile che qualcosa vada storto.

Sono sempre meno, dietro la siepe. Molti hanno abbandonato la postazione e ora, seduti in poltrona, guardano col binocolo il televisore, reclutati dal digitale terrestre e non, dove basta schiacciare un bottone perché un’orgia californiana ti entri in casa, senza nemmeno dover prendere la funicolare.

Certo, i filmetti d’oltre oceano mancano di spontaneità; e il disilluso voyeur di Quezzi non ama il silicone: fino a ieri ci faceva i tapulli nel bagno sigillando la doccia. Magari ogni tanto si può tornare dagli amici, tirare la mimetica fuori dall’armadio, rispolverare gli anfibi e lanciarsi in azione nel verde con i commilitoni. Qualcuno porta un thermos, si parla di politica: “Mettono le telecamere nel centro storico. Belin, ma dove stiamo andando a finire? E la privacy? Non c’è più religione.”

Così quella sassata, un gesto quanto mai rievocativo della nostra tradizione storica, segna forse l’inizio della fine per una tradizione che fra mille difficoltà ha resistito sino ad oggi. In barba al freddo, alla tramontana, alle ripide salite delle nostre colline.

Non lasciate che i guardoni genovesi si estinguano. Fate l’amore, fatelo per loro.

5 risposte a Il guardone di Forte Sperone

  1. Sono di Quezzi e non conosco guardoni.

  2. Ciaoooooo ti seguo da tanto,sei davvero uno dei pochi comici che mi fa sul serio ridere..ti uso come anti depressivo,La cosa più straordinaria veramente e che oltre a reputarti decisamente intelligente,i tuoi pezzi sono fonte di ispirazione dei miei racconti umoristici..Anche io avrei un pezzo da far sentire alla Roberta Brescia.Potresti metterci tu una bona parola?ciao e grazie

  3. Bravo Franco vuol dire che sei un bravo ragazzo.
    Non essere troppo permaloso per il fatto che Fabrizio ha nominato Quezzi. Ciao.

  4. Belin non so se di quezzi o meno :-) ma ne avro visti 1000 di guardoni al righi!! vengono a un centimetro dalla macchina se nn ci fai caso!! Cmq sei un grande…alcune imitazioni a colorado le guarderei una giornata intera di seguito! ahah!

  5. Ciao, non so chi sia Franco ma sono di Quezzi anche io, a me è successa una cosa simile 4 anni fa se ben ricordo, una sera proprio sotto Forte Sperone, la differenza è che io son sceso con tutta calma fra la nebbia, ho preso un ramo che era a terra e girando attorno alla mia vettura ho raggiunto alle spalle il cretino che non si stava facendo i cazzi suoi, credo che abbia presp tante bastonate da non poter piu camminare per qualche mese, per un attimo ho pensato anche di averlo ucciso ma poi il giorno dopo sui giornali non si diceva niente e quindi ho capito che se l’era scampata… ma per poco…

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