
All’età di dodici anni, dopo lungo supplicare, ho ottenuto in regalo uno Spectrum 16k, il mio primo computer. Era l’equivalente informatico di una talpa: per resettarlo dovevo staccare la spina, e una volta attaccato alla tv lui si limitava a fissarmi inebetito in attesa di istruzioni. Per farlo lavorare dovevo trovare un registratore, mettergli le cuffie e fargli ascoltare i programmi su cassetta. Molto spesso, al termine dell’ascolto, lui commentava “tape loading error” e dovevo rifare tutto. Era una creazione di Clive Sinclair, affettato ingegnere inglese con la fissa per le cose piccole. Piccolo computer, piccolo drive, piccola stampante. Col senno di poi, sospetto che cercasse di riportare il mondo alle dimensioni del suo pene. Ma quel pallido genio mi aveva donato il miracolo dell’informatica: una delle poche svolte epocali viste da vicino dalla mia generazione.
Adesso ho un portatile Mac. In camera mia posso registrare una canzone con qualità professionale e spedirla ai miei amici di Birmingham (Alabama) in un’ora. Per fare la stessa cosa dieci anni fa occorrevano: un produttore discografico cocainomane, uno studio di registrazione, un corriere aereo.
Ma ci sono ancora troppe cose che mi fanno incazzare. Ad esempio, mentre scrivo questo articolo sono in una stanza d’albergo e per connettermi alla rete devo picchiarmi con il telefono a impulsi come nel dopoguerra. Ma soprattutto, come utente di un Mac, ogni volta assaporo con amarezza la differenza fra una macchina ridicola come il pc, deperibile e sgraziata ma user friendly, e uno strumento di sottile tortura psicologica quale il mio stramaledetto Apple, splendido nel design, liscio e smussato, bianco ed elegante, che mi abbaglia fascinoso ma che, dopo fatto l’amore, mi lascia con la netta sensazione di essere io al suo servizio e non lui al mio. Chiunque usi un computer simile sa quanto è angosciante trovare nuovo software e quanto sia falsa la cosiddetta “massima compatibilità” fra Mac e pc. Provate ad aprire un qualsiasi cd rom in omaggio con l’Espresso o Panorama. Provate a scrivere mezza pagina con il word processor del Mac OS X e vedrete come le parole vengono scorporate arbitrariamente.
Certo è bello che i virus per il Mac non esistano quasi. Secondo me non esistono perché non ce n’è bisogno. Chi usa un Mac soffre già abbastanza. È che il Mac serve a fare poche cose molto bene, e che il pc a farne tante piuttosto maluccio. Il pc è un imbecille dispersivo dedito agli abusi, il Mac un lugubre, infallibile gesuita. Io esigo una via di mezzo, perché siamo nel 2003 e ogni stupido portatile sarebbe in grado di gestire in scioltezza un conflitto intergalattico. Trovo assurdo che non legga un cd dell’Espresso. Di chi è la colpa? Di Bill Gates? Secondo me lui se ne frega: ce li ha tutti e due.
Fabrizio usa chitarre Traveler
si può sempre provare con un buon pc + Ubuntu (versione easy di Linux), ottimo compromesso e zero assoluto virus