fabrizio casalino * notizie, pensieri e parole

La cercatrice l’acqua (2001)

- Per favore, qualcuno mi aiuti, ho bisogno di acqua.
A parlare è una donna di colore sui cinquanta. Indossa una specie di vestaglia marrone e degli zoccoli. Capelli lunghi e nerissimi, occhi allungati e stanchi: sembra uscita da una telenovela degli anni Settanta. Nella scena successiva, potrebbe sgozzare delle galline e lanciare una macumba contro la protagonista.
Il fatto è che non siamo in Brasile, né sul piccolo schermo. Sono le due del mattino e ho appena girato l’angolo di un vicolo. Due ore prima della cercatrice d’acqua ero in macchina, chiamavo Giulio e gli proponevo un giro per locali. Subito dopo con Giulio convincevamo Roberto Odino a lasciare i fosfori iridati del suo Mac e venire con noi. Devo andare in un paio di posti: alla Bottega del Conte, per fargli sapere che sono in testa al sondaggio (la situazione cambia ogni giorno) e fare delle foto al locale. Poi a La Madeleine a protestare perché non mi hanno dato il programma dei concerti di febbraio.
Alla Bottega del Conte, Roberto scende fino al terzo livello sotterraneo a fare le foto. Daniela – la padrona – ci spiega che sta per aprire un’altra stanza, ce la mostra. Racconta i casini con la USL per avere le autorizzazioni necessarie. Ha riportato alla luce gli archi del 1200, i muri originali con le grosse pietre, l’USL li trova poco igienici.
Sostengono che i muri non perfettamente dritti sono difficili da pulire; i germi vi si annidano minacciosi, e alla prima occasione ti saltano nel bicchiere.
Interessante. È giusto prendere tutte queste precauzioni, penso.
Fra l’altro in vico San Bernardo, nel tripudio di due cassonetti spalancati, ho visto un topo per nulla impensierito dalla presenza dei passanti. Cerco di ricordare se i muri dai cassonetti erano dritti, mi pare di sì. Tutto a norma.
Roberto emerge dal sotterraneo dicendo che un locale così strano non l’ha mai visto. Gli faccio vedere il bagno, uno dei più belli. – Facciamo una classifica dei bagni – propone Giulio. Anche alla Lepre ce n’è uno molto bello. Ci penseremo.
È uscendo che incontriamo la brasiliana.
Giulio gira l’angolo – Venite, vi faccio vedere un paio di portali incredibili! – Siamo nei pressi di Cosma e Damiano. – Quello è un fregio del Quattrocento, lombardo.
- Adesso dove siamo finiti?
- Passiamo di qui, ammirate il vicolo “a baionetta” per difendersi meglio dagli attacchi.
- Per favore qualcuno mi aiuti, ho bisogno d’acqua.
Eccola lì.
- Hai bisogno di acqua?
- Sì. Aiutami a prenderla.
Non capisco. Si sposta e noto che era appoggiata ad un idrante. Un tubo rosso alto un metro e mezzo. Incredibile. Non avevo mai notato gli idranti, nei vicoli.
- Aiutami aprire acqua.
Giulio e Roberto sorridono. La scena è surreale. Mi metto a girare la cima dell’idrante. Lei mette sotto lo sbocco un grosso catino di ferro. Si sente un rumore lontano, tipo geyser. Da sotto, molto sotto, l’acqua sta salendo.
- Graazie, graazie – fa la brasiliana, poi l’acqua esce e lei gioisce. Chissà da quanto aspettava un aiuto.
- Dio ti benedica! Dio ti porti tanta fortuna, bravo giovane!
Salutiamo, ci allontaniamo mentre si riempie il catino. Ne parleremo per un po’, della cercatrice d’acqua, come di una magica apparizione.
Chissà come si chiama, di dov’è. Come diavolo ha fatto ad arrivare fin qui. Ma c’è anche lei, con i locali, la gente della notte, i topi, la USL e i muri del 1200, i portali del Quattrocento lombardo.
Se la incontrate, apritele l’idrante.

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