fabrizio casalino * notizie, pensieri e parole

La macaia degli amanti

Venere e Adone

Una carezza per l’eternità di grana da Flickr – Creative Commons

La macaia degli amanti è qualcosa di molto raro.
È caldo umido, vento d’estate immaginata, lusinga di sogni fuori da spazio e tempo.
Un patto segreto.
Un gioco senza parti, senza vincitori né vinti, solo la superbia del caldo.
Non so come spiegare cos’è la macaia degli amanti; perché è incantesimo senza contorni precisi, senza un sapore salmastro, che aiuterebbe. Non ha cadenza e non ha preavviso. Posso solo riferire ciò che ho sentito: ci sono notti d’estate in cui le città restano vuote.
Perché la macaia si manifesti è necessario che solo due persone rimangano.
Due persone che non si conoscono affatto.
Ma se questo solo bastasse non sarebbe incantesimo così raro.
È necessario che i due si incontrino.
Non in riva al mare, troppo avvolgente nel respiro affannoso, e non sulla sabbia.
Il luogo dell’incontro è capriccio del fato, ma non è mai una spiaggia. E non c’è luna a cavallo di calme nubi. Perché la macaia è capricciosa, ma non romantica.
Perché tutto abbia inizio lei dovrà camminare, per la strada, vuota. E dovrà avere addosso un vestito di seta, rosso.
Scarpe con tacchi, subito tolte appena fuori.
Camminando nel mezzo della strada, le scarpe in mano, come in equilibrio su di un filo. Lui dovrà uscire attirato dall’odore dell’aria, di fuori. Chiudendo la porta dietro di sé dovrà prendere la giacca, di lino, e portarla sulla spalla; la camicia bagnata sulla schiena dal sudore.
A questo punto la macaia diventerà chiaramente percettibile nella densità innaturale dell’aria, ma nessuno dei due si accorgerà dell’alone intorno ai lampioni, non sembrerà inusuale la pesantezza dei vestiti, e dei movimenti sempre più lenti, tutto assumerà uno spessore maggiore, anche il tempo.
Il tempo si scioglierà in liquido succedersi di forme, forme irreali che la macaia gioca intorno ai due ora per la strada.
Lei non si chiederà perché l’asfalto è bagnato.
Lui dovrà chiedersi perché è rimasto in città quella sera dell’estate più umida della sua vita.
Se anche una sola
delle condizioni non si verificherà
i due non si incontreranno mai,
e vivranno esistenze
sottese

a un ricordo mancato.

Altrimenti si incontreranno nel posto che lei ha scelto per loro.
Una villa, raggiunta per caso, inevitabilmente, con soffitti affrescati e saloni barocchi, grandi spazi chiusi dove stemperare lo sgocciolio del tempo negli ultimi istanti prima dell’incontro.
Pavimenti di marmo, dove i tacchi però non produrranno suono, solo sensazioni attutite, come gocce di piombo lucido.

Lei entrerà dall’ingresso, lui dal giardino pieno di fiori immobili nel caldo. Nessuno dei due avrà idea di ciò che accade, solo il dubbio irreale che il tempo abbia smesso di scorrere, e la certezza che quello sia l’unico posto dove andare.

È questo il nettare dell’incantesimo: il sortilegio che la macaia chiede per sé. Nella collocazione fisica dei fenomeni è uno dei più sfumati: non è sensazione forte, come caldo o freddo, è un intermedio, non ha in sé la completezza della pioggia o del vento, è molle, avvolgente, malinconica.
Ma non per sua scelta, di suo la macaia è eccentrica ed estremamente infantile. E’ per questo che nelle notti d’estate, assai di rado, la si sorprende a giocare con le città vuote, e il destino le concede qualche piccolo svago.
Per lasciare che si goda un incantesimo dopo il quale sarà capace di rimanere languida e assonnata per lungo tempo. Intanto lui e lei girano per le stanze, senza incontrarsi, ancora.
Attraversano stanze di colori diversi, tende pesanti e poche luci, sono sempre più vicini e ormai sentono che il mondo esterno non c’entra più con loro; e neppure il tempo, aprono l’ultima porta, per vedersi ai lati opposti dell’ultima sala.
Di solito sul soffitto c’è un affresco, Venere e Adone, Leandro ed Ero, necessariamente la raffigurazione di un mito amoroso, la macaia ne va pazza.
Si guardano.
Immobili nella solidità dell’aria.
In un attimo le loro anime emettono una vibrazione, un’unica nota, all’unisono: il suono di un amore eterno, incondizionato, ignaro. Nella mente non esiste più nulla se non loro due. Il suono dell’anima riempie la stanza, la macaia lo ascolta, compiaciuta.
E assapora l’ultimo capriccio, fermando il tempo quando il suono raggiunge l’apice, perché i due non si incontrino mai.
La macaia non crede alla felicità: sa accontentarsi dell’eternità chiusa in uno sguardo nella più umida delle notti d’estate.

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