Ho incontrato la donna della mia vita a Piccadilly.
Eravamo nella metropolitana, sulle scale mobili.
Com’è facile intuire, lei andava nella direzione opposta.
Lesch mi ha chiamato dicendo che aveva ferie. Mancava una settimana al carnevale di Rio, schizzo in agenzia. Tutto pieno, mi chiedono se voglio prenotare per il prossimo carnevale… Pazienza.
Ripieghiamo su di una capitale europea. Budapest, niente voli. Allora andiamo a Londra, a vedere se hanno ragione i genovesi a farsi prendere dalla mania (non c’è più genovese che non parli di Londra come dell’umbilicus mundi da raggiungere nel weekend). Abbiamo preso un albergo più che dignitoso in Russel Square. Lesch è un comico. Ha portato con sé una videocamera, registriamo cortometraggi ridicoli, ma mercoledì sera si ammala, travolto da un raffreddore colossale. Non ci voleva. Lo lascio in albergo, in compagnia di un numero dispari di birre, e affronto da solo Londra by night.
Fondamentale: comprare Time Out appena possibile.
C’è una serata segnalata dal giornale, vicino a Piccadilly, si balla il Funky. Mi reco, ed ecco la coda. Aspetto quaranta minuti, ma è già divertente: c’è un cabarettista di strada che si esibisce per noi, balla il tip tap e ci rappa sopra. Guardo in giro: il locale si chiama Hanover Grand. La gente è quasi tutta di colore. Le ragazze oltre che nere sono belle da levare il fiato. I ragazzi sono talmente alti da sovrastarmi senza pietà. Sono in netta minoranza e si prospetta una notte di disagio. Scatta l’emergenza. Metto su la faccia da schiaffi e mi presento a tre bellezze d’ebano.
- Ciao, scusate l’invadenza: ho una cosa da proporvi.
- Sarebbe?
- Vi va di adottarmi per la serata?
- E perché dovremmo?
- Perché è gratis, e perché se non mi adottate non sopravvivrò a una notte come questa con addosso due stivali da cowboy. Sembro uno appena arrivato dal Tennessee…
Le ragazze ridono e si impietosiscono. Ho fatto amicizia. Balliamo.
Conosco un’altra combriccola di ragazze tutte ugualmente stupende, fra cui una Fatima di Parigi con origini algerine e occhi insondabili ed esotici, che mi parla e anche a lungo, ma non mi molla nemmeno il numero di telefono.
Sono il re della serata.
Verso le due del mattino mi rendo conto di essere l’unico bianco rimasto. Mi sento un po’ un appetizer, degno di stare fra i salatini. Questo è un posto da masochisti: le ragazze nere vanno con i neri, le ragazze bianche pure. Ma io sono venuto perché amo il Funky. Sì… basta che te lo credi… Insomma si fanno le tre. Ho ballato con un sacco di gente e sono un timido. Chissà Lesch cosa sta facendo. Sarà ora di sparire? Mente raggiungo il guardaroba scopro una sala ulteriore, dedicata agli anni Settanta. Ci sono le mie tre regine di prima. Finiamo in bellezza: mi ballano addosso, coreografie che ho sempre solo sognato. Dopo mezz’ora ciò che resta di me è un biondo con gli stivali, strusciato fra due bellissime nere, che ulula frasi senza senso. Sono orgoglioso, ho salvato la faccia.
Il mattino dopo Lesch mi sveglia già armato di telecamera alle 9.30 – siamo in un bed and breakfast, quindi anche a costo di crepare dal sonno ci si alza per fare colazione, visto che l’abbiamo pagata… – sta riprendendo il soffitto del nostro bagno: c’è una lampada fatta a boccia e al momento è piena d’acqua, ogni tanto gocciola, il liquido si muove e i riflessi si modificano, bella idea psichedelica. Cambiamo stanza. Passiamo la giornata a Camden Town. Altro posto che da solo vale il viaggio: mercatini, musicisti per strada, negozi che non avete mai visto. Esempio lampante: Cyberdog, un atelier tecno-trance che vende a prezzi inavvicinabili vestiti e accessori per le notti in discoteca. Sbalorditivo, vorresti essere miliardario solo per comprarti tutto, l’anello con la stroboscopia dentro, le t-shirt tecnologiche. Da perderci la testa, andate a vedere il sito e fatevi un’idea, anche se non rende affatto giustizia allo stupore continuo del negozio.
Mangiamo fish and chips e devo ammettere che non è male. Serata con teatro: The Reduced Shakespeare Company al teatro più centrale di tutti, in Piccadilly. Una esilarante riduzione di tutto Shakespeare in un’ora e mezza. Tre attori di grande talento, una pièce pirotecnica, non si può smettere di ridere. In replica da sei anni. Anche Lesch (che vive sul palcoscenico) esce dal teatro in profonda meditazione Zen sulla bravura in generale. Benvenuti nella capitale del mondo.
Fabrizio usa chitarre Traveler
scrivo con il laptop sul divano ancora in hangover… accidenti a londra… sono qui da 4 mesi e non mi ricordo piu’ che sapore ha l’acqua, ma mi sa che non è buona come la birra… :-)
Che forte che sei Fabrizio-”Mirko”!!!! Bellissimo questo post e bellissimi i ricordi che mi evoca ogni volta leggere di Londra… che città divina!!!!!